• Giorgia Facchini

SHAMSIA HASSANI: la prima street artist afghana

Shamsia Hassani è una street artist afgana ormai diventata famosa nel mondo dei social grazie ai suoi graffiti in cui racconta la condizione delle donne afghane. Le sue opere sono intrise di grandi messaggi volti a mostrare che le donne afghane vogliono essere libere, nonostante l'Afghanistan sia stato definito uno dei paesi più pericolosi al mondo per le donne (Limes, rivista italiana di geopolitica). Infatti, alcuni dati affermano che 9 donne su 10 in Afghanistan sono vittime di violenza o sono vittime di matrimoni forzati.

Giovane e talentuosa Shamsia è la prima donna afghana che si cimenta nell’arte del graffitismo. Nata da genitori Afghani in Siria si è poi trasferita in Afghanistan nel 2005 per studiare arte all’università di Kabul dove attualmente insegna come professoressa. Inoltre annualmente organizza workshop per insegnare ai suoi studenti questa espressione artistica. Come racconta nell’intervista rilasciata a ArtRadarJournal si è avvicinata al graffitismo nel 2010 grazie ad un workshop organizzato da un’associazione chiamata Combat comunication. In questa occasione uno street artist inglese chiamato Chu insegnò ad alcuni artisti afghani questa tecnica artistica. Shamsia si interessò al graffitismo perché realizzò il forte potenziale che possiede questa forma d’arte. I graffiti, essendo esposti all’aria aperta sui muri delle città, rendono l’arte accessibile a tutti. Forse, più che accessibile, sotto gli occhi di tutti. L’obiettivo principale della giovane street artist è quello di usare i graffiti come strumento di emancipazione dell'Afghanistan dall’immaginario collettivo che lo associa direttamente alla guerra. Ha voluto colorare la città per dimenticare gli anni di combattimenti e soprusi ai danni del popolo afghano. Kabul è piena delle sue opere, le cui protagoniste sono donne vestite in abiti tradizionali, spesso con in mano strumenti musicali. Lei considera la musica un'espressione artistica che accomuna tutto il genere umano, un universale categorico.



fonte: https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/kabul-donne-manifestano-rispetto-diritti


All'inizio della sua carriera come street artist creava i suoi graffiti in posti sicuri, al riparo dagli occhi dei passanti. Aveva paura di essere aggredita perché oltre ad essere donna faceva qualcosa di sconosciuto ai cittadini di Kabul, che poteva benissimo essere mal interpretata. Successivamente decise di scendere in strada. Tuttavia, a causa della scarsa sicurezza, non sempre riesce a terminare i suoi lavori.

Nelle sue opere le protagoniste emanano una nuova luce, danzano, suonano, viaggiano e sognano. Le raffigura leggere e in movimento per sottolineare che anche le donne afghane hanno fame di libertà e sono cariche di energia per affermare la loro identità. Le sue parole riescono sicuramente meglio di noi ad esprimere questo concetto:

It’s a new woman. A woman who is full of energy, who wants to start again. You can see that in my artwork, I want to change the shape of women. I am painting them larger than life. I want to say that people look at them differently now.


Utilizza le bombolette spray e in particolare predilige il colore blu nelle sue opere. Questo, oltre ad essere il suo colore preferito, afferma essere il colore che le persone che la circondano associano alla libertà:



fonte: https://www.shamsiahassani.net/buy-print


Inevitabilmente le sue opere assumono una forte connotazione politica in una società patriarcale come quella afghana. Le donne, che nell’immaginario collettivo sono rilegate ai lavori domestici, sono raffigurate nella loro espressione di massima libertà.


A Firenze, sul muro della scuola ITI Da Vinci di Via del Terzolle è presente una sua opera:



fonte: https://2017.gonews.it/2017/10/24/la-street-art-dellafgana-shamsia-hassani-sul-muro-di-una-scuola-a-firenze/


Questo murales è intrisi di simbolismo. La donna raffigurata ha alle spalle lo skyline di Firenze mentre sulla maglietta appare quello di Kabul. Gli occhi chiusi e l'assenza della bocca simboleggiano l'impossibilità per le donne afghane di esprimersi e le dita che si toccano sono un chiaro omaggio alla Creazione di Michelangelo. La testa è sormontata dalle corna d'ariete, segno zodiacale dell'artista ma anche simbolo di potenza e forza creatrice.


fonti:





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