• Avana Amadei

Le lingue arabe

"Con oltre duecento milioni di parlanti l’arabo è la lingua semitica attualmente più diffusa e insieme allo hindi è in quinta posizione fra le lingue più parlate nel mondo dopo il cinese, lo spagnolo, l’inglese e il portoghese." (Mion 2015: 12)


Arabizzazione e islamizzazione

L’arabo è una lingua semitica. Della stessa famiglia fanno parte il tigrino, l’amarico e l’ebraico. Era originariamente relegato alla penisola araba: era parlato principalmente dalle tribù berbere che abitavano la regione e la sua diffusione, oggi su così larga scala, si deve anche alla diffusione della religione musulmana.

Ma arabizzazione e islamizzazione sono due processi ben distinti: il primo riguarda la sfera linguistica, mentre la seconda quella religiosa. Sebbene si intersechino e l’uno debba molto all’altro, ciò non deve portare alla sovrapposizione dei due fenomeni come omogenei e ugualmente compiuti ovunque. Ad esempio, le migrazioni di massa avvenute coerentemente con l’espansione religiosa hanno sicuramente facilitato la diffusione della lingua araba, ma uno sguardo alla mappa del mondo musulmano e a quella del mondo arabo restituisce con chiarezza le differenze.


I diversi dialetti arabi (Limes)


L'islam nel mondo (Limes)


Alla morte del Profeta (632 d.C.) la Penisola Araba era quasi completamente islamizzata. La religione musulmana si espande grazie ai quattro califfi ben guidati, i successori di Muhammad, che riescono a portare l’islam al di fuori della Penisola: prima verso nord e poi verso ovest, in Nord Africa.

I panorami linguistici con cui l’arabo, durante la sua diffusione, si interseca sono molteplici. In Siria convivevano il greco, lingua amministrativa, e l’aramaico, semitico come l’arabo. Nell’attuale Yemen si parlava il sudarabico, di ceppo semitico, che oggi sopravvive in Oman. In Nord Africa sono diffuse le lingue berbere, insieme al copto, ultima fase della lingua egizia parlato principalmente in Egitto. In Iraq e Iran la lingua più diffusa era il pahlavi, di ceppo indoeuropeo. Le cosiddette lingue di sostrato, ovvero quelle già presenti al momento dell’arrivo dell’arabo, hanno influenzato la successiva evoluzione della lingua.


Differenze fra Mashreq e Maghreb

Se la diffusione dell’arabo nel Mashreq (cos’è il Mashreq?) è stata uniforme, rapida, capace di estirpare quasi interamente le altre lingue esistenti – oggi l’arabo può considerarsi la madrelingua della maggioranza dei cittadini della regione, non si può dire lo stesso del Maghreb (cos’è il Maghreb?). Nel Nord Africa l’arabizzazione è stata più lenta e non si può dire sia stato un processo semplice: tutt’oggi le lingue berbere sono parlate e oggetto di rivendicazione. Questa differenza può spiegarsi anche con i numerosi contatti che erano già avvenuti fra le popolazioni del Mashreq e le tribù beduine della Penisola araba.

Un ruolo fondamentale per l’ascesa dell’arabo come lingua maggioritaria del cosiddetto Medio Oriente è stato giocato dai centri urbani. Indipendentemente che ci si trovasse in Algeria, in Siria o in Yemen, l’arabo si è diffuso inizialmente nei contesti cittadini, per poi raggiungere anche le popolazioni rurali.


La sacralità dell'arabo

Ancora una volta la storia della lingua araba e quella della religione musulmana si intrecciano. Non si può infatti non nominare la sacralità della lingua araba, strettamente legata all’islam e alle rivelazioni divine. L’arabo è la lingua del Corano, il libro sacro dell’islam, ed è la lingua attraverso la quale Dio ha deciso di rivelare il proprio messaggio al Profeta Muhammad.

Ciò significa che, per leggere il messaggio divino, ogni fedele deve imparare almeno un po’ di arabo. L’arabo è simbolo di unità per la ’umma, la comunità di fedeli, ed è masticata dalle élite di tutto il mondo musulmano, ma soprattutto è parola diretta di Dio. A differenza della Bibbia, che riporta il messaggio divino interpretato e rielaborato, il Corano è diretta trascrizione delle esatte parole di Dio. È pertanto chiaro il ruolo carico di sacralità e unione che l’arabo ricopre.


Le lingue arabe

Quando si parla di arabo, si tende a distinguere un arabo standard – studiato all’Università e internazionalmente – e una serie di dialetti, diversificati in base ai paesi.

Ma qual è la differenza fra una lingua e un dialetto? Secondo la linguistica, assolutamente nessuna. Si tratta di “prestigio” e riconoscimento formale, ma ogni dialetto presenta struttura e grammatica proprio come ogni lingua.

In arabistica si distinguono quattro tipologie di arabo:

  • Arabo classico: lingua utilizzata per la poesia preislamica, il Corano e la letteratura;

  • Arabo moderno standard: la forma di arabo classico adoperata negli ultimi centocinquant’anni, soprattutto per letteratura e stampa;

  • Neoarabo: dialetti parlati nel mondo arabofono;

  • Medioarabo: lingua letteraria in cui si intersecano arabo classico e neoarabo.

Ma chi parla quale variazione di arabo? Quanto sono diversi questi dialetti? Come comunicano due persone con dialetti completamente differenti?

È importante sottolineare che la lingua classica e il dialetto non sono sistemi impermeabili e divisi, anzi: sono lingue che interagiscono e possono essere padroneggiate con tranquillità da ogni arabofono. I dialetti arabi si classificano in base alle isoglosse, ovvero aree dove le parlate presentano caratteristiche simili. Tuttavia, è corretto affermare che l’arabo classico è relegato alla popolazione con un maggiore livello di scolarizzazione.

Esistono inoltre diverse stratificazioni dei dialetti: quello nazionale, basato sulla parlata in uso nella capitale, quello colto, adoperato nel livello post-universitario, e quello formale, molto influenzato dal classico. I dialetti più strettamente locali sono ugualmente rilevanti al fine di dipingere un quadro completo e complesso della grande diversità della lingua araba.


Avana Amadei


Fonte:

Mion Giuliano, La lingua araba, 2015, Carocci Editore

59 visualizzazioni0 commenti