• Erika Nizzoli

Il blues del deserto: gli accordi ribelli e resistenti dei tuareg


Foto di Erika Nizzoli: Tartit dal vivo al Cinema Beltrade, Milano 2019

Bombino e i Tinariwen hanno conquistato il pubblico internazionale con le loro chitarre elettriche all'insegna di libertà e indipendenza; i Tartit invece si formarono in un campo profughi del Burkhina Faso e la loro musica, pur non avendo abbracciato le note rock occidentali, ha sempre avuto un'eco persistente e resistente, insieme agli altri, per la soppravvivenza di una popolazione in esilio. Si tratta quindi di una musica volta alla rivendicazione di esistenza e di libertà che unisce le voci del popolo Tuareg, di cui potete leggere in questo articolo.

Gli artisti che hanno contribuito alla nascita e all'evoluzione del desert blues sono tanti e sono aumentati inesorabilmente da quando questo genere ha visto crescere un pubblico molto appassionato in tutto il mondo. La musica tuareg di questi gruppi nasce dalla fusione di note blues e chitarre elettriche con le melodie trascendentali e rituali nordafricane, berbere e del Mali. Si presenta come un mix sapiente di strumenti a corde e ritmi tradizionali che è stato descritto in molti modi tra cui Tishumaren (dal francese chômeur che significa "i disoccupati") poi desert rock, mali blues o rock tuareg. Questa pluralità di nomi ci fa capire come nel tempo si siano formati gruppi e sottogruppi che proponevano variazioni dello stesse genere.

Lo stile inconfondibile, ovvero l'origine del desert blues, va cercato nel Sahara occidentale, in Algeria, Mali, Libia, Burkhina Faso e Niger. Le sonarità, i canti e l'espressività della musica tuareg sono nate da un'esigenza, quella di esprimere la difficile e tormentata posizione socio-politica del popolo Tamsheq dopo la decolonizzazione dell'Africa. Promotore di quello che poi si trasformerà in desert blues o tuareg rock è stato Ali Farka Touré: musicista e virtuoso della chitarra che, ispiratosi a John Lee Hooker, ha dato il via al cosiddetto african blues. Il gruppo che però ha fatto da ambasciatore alla diffusione del genere come lo conosciamo oggi è quello dei Tinariwen.


Foto di Erika Nizzoli: Tinariwen dal vivo alla Triennale di Milano, 2019

Nei primi anni del duemila hanno fatto il loro esordio molte delle voci che sono diventate le più note nel genere a livello internazionale; questo fu possibile grazie al Festival au Desèrt che si teneva a nord di Timbuctù (Mali). L'evento ha permesso di far conoscere artisti come i Tinariwen, Tamikrest, Tartit, Bombino e tanti altri. Alle prime esibizioni del Festival si assiteva ad una nuova interpretazione della musica tuareg: i pionieri di quella che poi è diventata la versione elettrificata del blues desert componevano la loro musica utilizzando bidoni vuoti per la benzina, imzad (un liuto a corda), chitarre elettriche, voce e il ritmo del battito delle mani. Il blues del deserto ha avuto un successo enorme in occidente tanto che c'è chi pensa che questa notorietà non farà altro che far nascere copie su copie degli stessi gruppi portando a un dannoso manierismo. Noi, in attesa di vedere come la questione evolverà, continuiamo ad ascoltare una musica che ha dato e continua a dar voce all'esistenza e alla resistenza di un popolo.


Erika Nizzoli

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