• Giorgia Facchini

I 5 pilastri dell'Islam

I pilastri dell’Islam, in arabo arkan, sono cinque: la shahada (professione di fede), la salat (preghiera), la zakat (elemosina rituale), il sawn o siyan (digiugno del mese di ramadan) e l’hajj (pellegrinaggio alla Mecca). Questi sono chiamati gli atti del culto (ibadat) e devono essere rispettati da tutti i fedeli che ne abbiano le possibilità. Per raggiungere la salvezza è fondamentale dimostrare di meritarsela attraverso le buone azioni e l’osservazione degli atti di culto, i 5 pilastri. A tal proposito Campanini, uno tra i più importanti islamisti italiani afferma:

“L’islam è più un ortoprassi che un ortodossia, tanto che l’importanza di ciò che si fa è prevalente rispetto a ciò che si crede, ad accezione della shahada” (Campanini, 2013).

Nell’Islam infatti, a differenza del cristianesimo, non esiste un’autorità religiosa univoca comparabile a quella del Papa e non esiste una gerarchia ecclesiastica. Per questo è anche difficile definire una singola ortodossia. Spesso la si faccia coincidere a quella sunnita ma soltanto per un criterio di tipo quantitativo, dato che i sunniti rappresentano il 90% dei fedeli musulmani.


I 5 pilastri sono elencati nel corano, precisati nella Sunna e studiati dalla giurisprudenza islamica, chiamata in arabo fiqh. Elenchiamo di seguito una spiegazione di questi tecnicismi appena introdotti:


  • SUNNA= meno conosciuta rispetto al Corano, essa è una una raccolta dei detti, fatti e silenzi di Maometto, profeta dell’Islam. Egli è considerato il maggior interprete della parola di Dio e dunque del Corano. La sunna non è rivelata da Dio ma si considera come ispirata a Dio e dunque considerata, insieme al Corano, libro sacro dell’Islam.


  • FIQH e SHARIA =Il diritto islamico viene spesso associato alla Sharia, parola sulla bocca di molti ma che pochi conoscono. Quando parliamo di diritto islamico, ovvero di Legge, è necessario considerare sia il Fiqh che la Sharia. Quest’ultima ha il significato di “via” o “cammino” ed è la legge rivelata da Dio che si trova nel Corano e nella Sunna. Non è un codice normativo ma una serie di principi, che poi vengono tradotti in legge dai giuristi islamici. Tuttavia la Sharia non ricopre tutti gli ambiti della giurisprudenza, infatti solo il 3% (circa) del Corano ha carattere normativo. Risulta dunque ovvio che quando un’autorità politica (come il caso dei talebani afghani) annuncia che verrà applicata la Sharia, questa affermazione non ha alcun significato dato che si tratta di principi che regolano pochi ambiti della vita del fedele. A tal proposito consigliamo questo articolo della testata giornalistica. D’altra parte il Fiqh, che rappresenta l’elaborazione attraverso strumenti umani della Shari’a, sarebbe il diritto islamico formulato dagli studiosi esperti di Legge. Entrambi rappresentano due branche del diritto musulmano. Di conseguenza quando parliamo di diritto islamico dobbiamo tenere in conto sia la legge avente carattere rivelato (Sharia) sia la legge umana elaborata dalla giurisprudenza islamica (Fiqh)

Come abbiamo detto precedentemente il fiqh si occupa anche dello studio delle ibadat, ovvero degli atti del culto, attraverso cui l’uomo presta servizio a Dio. La legge islamica infatti si basa sul principio per cui devono essere rispettati i diritti di Dio. Questo è un tema molto importante nel contemporaneo e che disegna una difficoltà da parte della cultura islamica nel comprendere e accettare il concetto di diritti dell’uomo. Infatti per loro la Legge deve essere basata sui diritti di Dio.


Arrivati a questo punto illustriamo i cinque pilastri:


La shahada consiste in un’espressione che sintetizza l’unico dogma dell’Islam: “Attesto che non vi è altra divinità al di fuori di Dio e attesto che Mohammad è l’inviato di Dio”. L’unicità divina e la missione profetica di Mohammad sono le due verità assolute della fede. Essa viene ripetuta durante le cinque preghiere giornaliere e prende parte al rito di ingresso di una persona all’interno della comunità islamica. Infatti se la professione di fede viene recitata davanti ad altri due fedeli musulmani si può formalmente attestare la conversione.


La Salat, ovvero la preghiera, occupa uno spazio preponderante all’interno della vita del fedele. La preghiera canonica richiede di essere compiuta tramite delle prescrizioni formali molto precise. Sono previste cinque preghiere giornaliere: all’alba, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e notte. L’orario esatto della preghiera cambia giornalmente in base alla posizione del sole. Nei paesi musulmani il momento della preghiera viene annunciato da un appello chiamato Adhan, il quale viene pronunciato dal Muezzin dal minareto. Quest’ultima è una torre presente in tutte le moschee.

Tuttavia, nei paesi occidentali, non a maggioranza musulmana, i fedeli spesso utilizzano un' app sugli smartphone che annuncia l’orario d’inizio della preghiera.

I fedeli prima di cominciare a pregare devono necessariamente svolgere l’abluzione (wudu). Ne esistono di due tipi in base al grado di impurità che devono purificare. L’abluzione maggiore consiste in un lavaggio integrale del corpo con l’acqua. Si deve compiere se si è appena avuto un rapporto sessuale o per le donne se si è nel periodo del ciclo mestruale o nei 40 giorni che seguono il parto. D'altro canto, l’abluzione minore consiste nel lavaggio delle mani, braccia fino al gomito, viso, piedi e caviglie. Oltre a questo rito di purificazione è fondamentale la niyya, ovvero l’intenzione, nel senso che il credente deve credere con il cuore in quello che sta facendo.

La preghiera si svolge rivolgendosi verso la moschea della Mecca e prevede il susseguirsi di una serie di movimenti che si ripetono diverse volte. La pulizia del luogo in cui si svolge la preghiera e la pulizia delle vesti è un altro requisito fondamentale, infatti per proteggersi dalle impurità dell'ambiente si utilizzano i tappeti.

La preghiera può essere recitata sia singolarmente che in collettività. Il giorno predisposto è il Venerdì. Questo momento viene guidato dall’Imam che esegue per primo i movimenti e poi viene imitato dai fedeli seduti alle sue spalle. Egli non è un sacerdote e non occupa una posizione superiore nella scala gerarchica rispetto ai fedeli, tuttavia possiede dei requisiti che gli permettono di divenire una guida. Durante la Salat collettiva l’Imam svolge un sermone, una specie di predica, dal contenuto religioso e morale.


La Zakat è l’elemosina. Non si tratta dell’elemosina nel senso di donazione spontanea ma si tratta di una tassa che suole essere calcolata secondo dei parametri e destinata alla persone bisognose. Nonostante si tratti di un dovere a cui deve adempiere il musulmano, esso è valido solo se vi è l’intenzione. Se si paga la zakat solo per obbligo e non perché lo si vuole fare per davvero, l’atto non è valido. Quanto ricavato dalle zakat deve essere sia distribuito all’interno della comunità, che utilizzato per la realizzazione di opere di utilità pubblica. Il Corano specifica le categorie di persone a cui deve essere destinata l’elemosina: poveri, i miseri, coloro che si occupano di riscuotere le tasse, coloro di cui si deve conciliare il cuore ( si intende coloro che si stanno per convertire o neo convertiti), per riscattare gli schiavi e debitori, per la causa di Dio, per i viandanti.

Fin da subito nella storia dell’Islam questi introiti sono stati raccolti direttamente dallo stato, ma attualmente gli stati non si fanno più carico dell’esazione della zakat. Sono i musulmani stessi che organizzandosi localmente versano il denaro ai bisognosi (Ventura, 1999)


Sawn o Siyam è il digiuno. Il termine arabo rimanda al concetto di astensione. Il musulmano si astiene infatti dal cibo, dalle bevande e dagli atti sessuali. Il digiuno si celebra durante il mese di Ramadan (dura 30 giorni), mese sacro perché la tradizione afferma che in questo periodo è stato rivelato il Corano a Maometto. L’Islam raccomanda di otturare gli orifizi solo dall’alba al tramonto e non sottoporsi ad un digiuno prolungato poiché mortificherebbe il corpo. Quando arriva la notte è poi possibile mangiare e bere per riacquistare le energie e il pasto che segna l’interruzione del digiuno giornaliero si chiama Iftar. Ogni sera del mese di Ramadan le comunità si dovrebbero riunire per recitare delle preghiere che permettono le lettura dell’intero testo sacro nel giro di un mese.

La pratica del digiuno ha un importante valore simbolico, infatti, secondo lo studioso Campanini, essa deve essere interpretata come un tributo di adorazione nei confronti di Dio. Oltre a ciò è una grande prova di autodisciplina, soprattutto nei paesi in cui il Ramadan cade nei mesi estivi. Sono esenti da questa pratica i bambini, le donne incinta, i malati. Chi non è nelle condizioni di poterlo praticare può sempre recuperarlo in un altro mese dell’anno, se lo desidera. Il mese di Ramadan termina con una festa in cui si rompe il digiuno, si festeggia e si condivide insieme il cibo.


Hajj è il pellegrinaggio alla Mecca, in particolare alla Ka'ba. Secondo la tradizione esso deve essere svolto, dal credente che ne abbia le possibilità, almeno una volta nella vita. Il pellegrinaggio si svolge in un mese ben preciso nei giorni 9-10-11. Ovviamente non si tratta solo di un viaggio fisico ma di un viaggio spirituale alla ricerca della purezza originaria e alla scoperta del dogma del tawhid (l’unicità di Dio). In particolare il pellegrinaggio è un rito che permette di essere perdonati, infatti chi lo compie torna a casa purificato. Ha anche un forte valore sociale, diventa occasione di incontro tra moltissimi fedeli provenienti da diverse parti del mondo. l’obiettivo del pellegrinaggio è che si crei anche uno spirito di fratellanza tra tutti i musulmani che consapevolizzano in quell’occasione di appartenere a una grande comunità di fedeli. (Ventura, 1999)

L’elemento centrale del pellegrinaggio è la circoambulazione della Ka’ba in senso antiorario:



fonte: https://www.sfumaturevarie.it/kaaba-il-santuario-della-mecca-ecco-dove-si-trova/


La Ka’ba è un cubo non regolare (10x12x15) che secondo la tradizione è stato costruito da Abramo e suo figlio Ismaele. E’ considerato il primo luogo esistito sulla terra e il primo luogo in cui Abramo mise piede.

I riti che si compiono durante il pellegrinaggio sono molto complessi. Per spiegarli ci serviremo della sintesi elaborata da Massimo Campanini poiché la riteniamo semplice e divulgativa.

  • prima di cominciare il pellegrinaggio bisogna porsi in uno stato di sacralizzazione ancora prima di raggiungere la Mecca. Ciò implica la recitazione dell’intenzione e la vestizione con dei panni bianchi, le donne non possono coprirsi il viso o le mani (no burqa o niqab) , l’astensione dei rapporti sessuali e il non potersi tagliare le unghie e i capelli.

Vi sono alcune regole che stabiliscono il raggio di distanza dalla Ka’ba che è considerato sacro, infatti nei voli aerei per la Mecca si crea la coda per andare in bagno prima di atterrare per cambiarsi e poter entrare a tutti gli effetti in questo stato di sacralizzazione.


  • il primo rito consiste nella circoambulazione della ka’ba in senso antiorario per sottolineare che solo Dio ha il controllo del tempo. In teoria bisognerebbe cercare di baciare almeno una volta la pietra nera. Essa è un meteorite che secondo la tradizione islamica era prima bianco ma poi è diventato nero a causa dei peccati dell’uomo. Viene anche chiamata la mano di Dio.


  • Successivamente il rituale prevede la corsa tra due colline che ricorda la corsa di Hagar ( moglie di Abramo) per trovare l’acqua per il figlio. Dio aveva dato ordine ad Abramo di abbandonare sua moglie e suo figlio Ismaele nel deserto per mettere alla prova la loro fede. quando i due finirono i loro rifornimenti Agar andò in cerca di aiuto e lascio il figlio da solo. Corse più volte su e giù tra le due colline e quando tornò indietro dal figlio lo vide sguazzare dentro una sorgente d'acqua sgorgata dal terreno. Questa fonte, ancora presente e situata in un recinto, è chiamata Zemzem ed è considerata come frutto della benevolenza di Dio nei confronti di Agar.


  • Dopo avviene il rito della lapidazione del demonio che consiste nel lancio di 7 pietre contro un totem che simboleggia satana, il male. Ovviamente questo rito simboleggia la volontà del musulmano di scacciare chiunque voglia corromperlo dall’adempiere ai doveri nei confronti di Dio.


  • Poi avviene il sacrificio di alcuni animali, la cui carne viene distribuita ai bisognosi. Vengono rasati i capelli e poi il pellegrinaggio si conclude con un’altra circoambulazione.


FONTI:


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