• Chiara Ricchiuto

Al Andalus: la Spagna musulmana

Aggiornamento: 1 mag 2021

Il mondo arabo e l’Europa sono da sempre stati collegati fra loro attraverso il Mediterraneo, ma alcuni luoghi lo sono stati più di altri.

È il caso della Spagna, che è stata parte fondamentale del mondo arabo e musulmano per quasi sette secoli. La “Spagna islamica” è conosciuta con il nome attribuitole dai musulmani stessi: “al Andalus”. Il termine deriva molto probabilmente dal nome di Vandali, che avevano occupato il territorio fino al V secolo.


Per poter comprendere la nascita della conquista musulmana della Spagna, è necessario conoscere l’origine delle prime dinastie regnanti nel mondo arabo e nel Medio Oriente: dalla morte di Muhammad (Maometto), che aveva protratto una prima estensione araba che occupava gran parte della penisola araba, si successero quattro califfi (i cosiddetti “Califfi ben guidati”) e in seguito si instaurò al potere la dinastia degli omayyadi.

La dinastia omayyade fu la prima a stabilirsi come famiglia regnante: la sua capitale si trovava a Damasco, in Siria, e la sua estensione occupava dal Medio Oriente fino al Nord Africa e alla provincia spagnola, rendendolo il più esteso degli imperi arabi che gli succederanno.









L'estensione dell'impero omayyade


Il periodo del califfato omayyade, che è caratterizzato da una rapida estensione, subisce però un’interruzione dovuta da una rivolta scatenata da una famiglia contendente, quella degli ‘abbasidi. La famiglia abbaside riesce a spodestare la famiglia regnante dal trono e a prenderne possesso: l’impero abbaside nasce nel 750, con la caduta della dinastia omayyade, e terminerà nel 1238.

È con la caduta dell’impero omayyade che si sviluppa pienamente la storia di al Andalus: i superstiti della famiglia omayyade, tra i quali era presente il futuro emiro Abd al Rahman I, riuscirono a scappare e si rifugiarono inizialmente in Marocco, accolti dalla comunità berbera (in quanto la madre di Abd al Rahman era di questa stessa discendenza). In breve tempo, i superstiti omayyadi penetrarono nella penisola e cominciò la “conquista”, con Abd al Rahman che riuscì a spodestare i presenti governatori musulmani in Spagna, già in precedenza una provincia dell’impero omayyade, e che era stata occupata dagli arabi quasi nella loro interezza entro il 714, con l’eccezione di una striscia di terreno a nord della penisola, da cui partirà poi la Reconquista cristiana.


La peculiarità della dominazione di al Andalus risiede nel modo in cui la popolazione venne trattata: i conquistatori arabi non costringevano i sottomessi alla conversione alla religione musulmana; tuttavia, in molti decidevano spontaneamente di farlo per ragioni che potevano essere economiche, in quanto i musulmani venivano beneficiati da esenzioni fiscali rispetto ai cristiani e ai musulmani, di “convenienza” della fede musulmana rispetto a quella cristiana, o di fede.

Il periodo di dominazione araba in Spagna è anche chiamato “il periodo delle tre culture”, data la convivenza tendenzialmente pacifica dei fedeli di religione musulmana, ebraica e cristiana. Questa fase, che persistette nei territori musulmani per tutto il periodo della permanenza araba in Spagna, vide la divisione della popolazione in tre categorie: i mozarabi, ovvero i cristiani che risiedevano nei territori occupati e a cui veniva concesso di mantenere la propria religione, cultura e tradizioni in cambio del pagamento di un’imposta (alla stessa maniera era concesso agli ebrei di mantenere la propria identità religiosa); i muladi, ovvero i cristiani convertitisi all’Islam e che arrivavano ad ottenere gli stessi diritti dei musulmani; i mudéjares, che erano invece i musulmani in terra cristiana, e che detenevano gli stessi diritti dei mozarabi in terra musulmana.


Al Andalus rimase, per un periodo, provincia dell’impero abbaside, finché nel X secolo i governatori non decisero di nominarsi califfi, per fronteggiare il potere imperiale abbaside, ormai ostile. La capitale del califfato di al Andalus divenne Cordoba. Il periodo del califfato si presenta come un periodo molto ricco dal punto di vista culturale: la corte del califfo era luogo di incontro di scienziati e filosofi, portando alla fioritura di nuove realtà culturali.

Il califfato resistette per un secolo: nel XI secolo si ha la perdita dell’unità del potere califfale sulle varie zone della Spagna, portando alla creazione di una serie di regni indipendenti, le taifas. Questo periodo fu caratterizzato dall’emergere di due dinastie, gli almohadi e gli almoravidi, che governarono a intermittenza sui regni delle taifa, che non ebbero mai un periodo di unificazione definitiva tra di loro.


I cristiani che erano rimasti nel nord della Spagna non occupata dai musulmani avevano creato sin dall’inizio una battaglia per avviare la “riconquista” della penisola: la Reconquista cominciò nel momento stesso in cui i musulmani penetrarono nel territorio, nel 711, e si concluderà di fatto nel 1492, con la conquista di tutto il territorio spagnolo da parte dei cristiani.

Inizialmente disorganizzata a causa della mancanza di collaborazione tra i regni cristiani, la Reconquista procedette in maniera sempre più rapida, soprattutto a causa della frammentazione delle varie taifas musulmane, fino al 1238, quando l’ultima zona rimanente di dominazione musulmana rimase il regno di Granada, nel sud della Spagna, e che corrisponde a parte della comunità autonoma attuale dell’Andalusia.

Questo ultimo regno resistette per oltre duecento anni, dopo essere definitivamente abbattuto, dopo una forte resistenza da parte degli arabi, al termine della Reconquista nel 1492. Mappa di Zanichelli


L'arte ad al Andalus

La mescolanza di culture creatasi durante il periodo di convivenza delle tre civiltà sotto la Spagna musulmana vede la sua espressione più persistente nell’arte e negli edifici monumentali di varie città spagnole.

Molte di queste espressioni, come moschee, palazzi reali e edifici vennero distrutti con l’avvento dei cristiani nel periodo della Reconquista. Altrettanti però sono rimasti tutt’ora presenti fino ad oggi, specialmente nella zona dell’Andalusia, dove più a lungo persistette la presenza musulmana.

Le principali città che dimostrano questa presenza sono anche le città che hanno avuto maggiore rilievo durante la dominazione musulmana: Cordoba, Siviglia e Granada.


Cordoba era stata designata capitale del califfato subito dopo la scissione di al Andalus dall’impero abbaside.

È estremamente interessante la Moschea di Cordoba: essendo la moschea principale (il suo nome era infatti Gran Mezquita) era anche il luogo di ritrovo per la popolazione il venerdì. La sua importanza era tale per cui con l’aumento della popolazione, si andava ad aumentare anche l’estensione della moschea: si venne a creare un edificio amplissimo, costellato di colonne e archi di colore in alternanza tra bianco e rosso, a creare una sorta di foresta di colonne, posizionate in concomitanza con gli altri elementi architettonici della moschea così da non ostruire la vista a coloro che vi entravano.

Immagine di ruralsierrasol.es


La particolarità attuale della moschea di Cordoba è che dopo la conquista cristiana della città, la moschea venne trasfigurata in cattedrale, attraverso l’aggiunta, inizialmente, di cappelle, fino ad arrivare alla costruzione di una vera e propria cattedrale in stile rinascimentale. Il minareto della moschea (la torre dalla quale il muezzin intona il richiamo alla preghiera) venne trasformata in una torre campanaria.


Siviglia era divenuta capitale sotto il regno almohade, e aveva acquisito la stessa importanza che aveva avuto la città di Cordoba, la vecchia capitale. Per questo motivo, nella città vennero costruiti numerosi edifici rappresentativi del potere del califfato, tra cui la moschea di Siviglia. La moschea segue il modello di una moschea marocchina, la Kutubiyya di Marrakech. Solo alcuni elementi originali della moschea sono giunti fino a noi, come il bellissimo Patio de los Naranjos, all’ingresso della moschea.

Ma l’elemento più emblematico è sicuramente la torre della Giralda: in origine il minareto della moschea, è stato trasformato in torre campanaria con la conquista cristiana. La torre, di pianta quadrata, è caratterizzata da una peculiare decorazione ai suoi lati, ed è coronata dalla sezione campanaria in cima alla quale si trova la statua da cui la torre prende il suo nome. Il nome “Giralda”, infatti, indicava in origine la statua, che girava con il soffiare del vento, ma col tempo è divenuta appellativo per l’intera torre.

Nella foto: il Patio de los Naranjos e la Giralda. Foto di catedraldesevilla.es


Granada è stata la capitale dell’ultimo baluardo di persistenza musulmana in Spagna, nella zona denominata per l’appunto Regno di Granada. L’emblema della presenza della cultura araba nella città è senz’altro la Alhambra: la città aulica che si erge sulle colline di Granada. Il nome deriva dall’arabo madinat al-hamra, ovvero “la città rossa”, probabilmente dovuto al colore delle mura che la circondavano.

La cittadella si erge come un complesso di palazzi reali, palazzi aristocratici, affiancati da un’area militare, oltre a bagni, saloni interni ai palazzi e meravigliosi giardini e patii.

Ognuno dei patii e dei giardini presenta caratteristiche architettoniche

differenti, partendo generalmente da una pianta rettangolare e adornando il complesso con colonnati o albercas, vaste vasche piene d’acqua che riflettono il complesso palatino. Esempi

di questi patii sono il Patio de los Arrayanes e il Patio de los leones, caratterizzato da uno splendido colonnato al centro del quale si trova una fontana sostenuta da dodici leoni. Questo patio conduce poi a due saloni, la Sala de los Abencerrajes e la Sala de las Comares. Nella foto: il Patio de los leones, foto dell'Università di Siviglia.


Gli interni della Alhambra vedono ampi saloni decorati con epigrafie in caratteri arabi, così come le torri che si trovano nel complesso.

La Alhambra è uno dei simboli non solo di Granada, ma di tutta l’Andalusia, ed è Patrimonio dell’Umanità dal 1984.

Il Patio de los Arrayanes, foto di alhambravision.com


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